MagicoVeneto


14.08.2016  ~  categoria : varie, archivio

Mountain bike improbabile o mancanza di idee ed esibizionismo?

In questi giorni ferragostani sono stato in Dolomiti. Non dico dove, non dico la località, ma sono mooolto famose…
Premetto che sono stato un precursore della mountain bike, ho la prima assoluta, molti anni fa, della salita a molti rifugi delle Dolomiti, quando ancora la bicicletta era sport ‘povero’ e io partivo da casa, alta padovana, per andarmi a fare i mitici passi doloMitici e andare a dormire in qualche rifugio Cai (anche per non farmi spennare da qualche albergo). Qualche nome per capirci: rif. Città di Fiume, rif. Pordenone, rif. Padova, rif. Giaf, rif. Palmieri, rif. Fanes e perfino rif. Biella… e molti altri. La bici è stato il mio primo sport, pertanto non vedo con sufficenza questo sport e credo di capirlo “dal di dentro”.

Ma torniamo sul pezzo.
Percorrevo (a piedi) un sentiero assai sconnesso, parlo di sentiero vero, con ghiaioni e rampe micidiali e qualche placca rocciosa dove necessita perfino mettere la mano sulla roccia, ed ecco che ti arrivano due in mountain bike.
Non mi sono stupito, su quel sentiero ne avevo visto altri di aspiranti ciclisti nelle numerose volte che l’ho percorso.
Dico “aspiranti” ciclisti proprio perché di ciclisti non avevano proprio nulla se non la bicicletta accompagnata e più spesso sollevata a mano.
Stavolta però mi è venuta spontanea qualche riflessione, e per questo una volta a casa mi sono messo a scrivere queste note.
Intanto il motivo per cui quei due “ridicoli” (non me ne vogliano) ciclisti erano lì lo sapevo da tempo e mi era chiaro.
Quel sentiero è inserito quale “circuito” per mountain bike di alcuni depliant promozionali, e forse anche pubblicizzato in internet (non ho voglia di ricercare queste cosacce…), dall’ente di promozione turistica della nota località. Per cui viene ovvio che poi qualche avventuriero ciclista si cimenti nell’impresa.

- La prima riflessione:
Probabilmente quel percorso per mtb se l’è inventato qualche “cretinetti” che lavora in agenzie pubblicitarie o di promozione turistica, per la gioia degli amministratori locali e dirigenti di aziende turistiche, perché bisogna far proprio di tutto per incentivare il turismo rilanciando cose sempre più estreme ed assurde. Anche perché “il cliente”, pardon l’”Ospite”, ce lo chiede ed è sempre più esigente, e sofisticato, e sportivo, estremo…
Ed anche perché così sfruttiamo seggiovie e funivie anche d’estate e tutto, ma proprio tutto viene buono.

- Seconda riflessione:
Si va da un estremo all’altro.
Da una parte la salita al rif. Bosi (che ho fatto in bici molti anni fa) è vietata alle bici… perché ci devono passare le Jeep che portano su i turisti. Una bella salita ora tutta asfaltata, paragonabile alla salita alla vicina rif. Auronzo Lavaredo. E dall’altra parte si incentivano percorsi in mtb che di ciclabile non hanno proprio nulla, ma nulla.

- Terza riflessione:
Ma cosa si intende per “percorso ciclabile”.
Dico la mia, può sembrare ovvia, ma un percorso ciclabile è un qualcosa che si fa pedalando in sella alla bicicletta, il resto sono cose assurde. Meglio una passeggiata, per di più a quel punto si ammira meglio il paesaggio invece di essere concentrato a guardare a terra sassi, salti e buche, e non vedere niente (e so cosa dico).
Ma quali sono i limiti per riuscire a pedalare? Sembrerà strano, ma non sono certo i limiti “atletici”, vale a dire di allenamento e preparazione tecnica, e nemmeno “tecnici” cioè il tipo di bicicletta. A mio avviso, e anche questa può sembrare ovvia, sono proprio i limiti del terreno. Vale a dire che se un terreno non è adatto alle ruote, non è adatto, fine, ed è impraticabile.
Certo certo, conta l’allenamento, la tecnica, la bici, ma queste cose contano soprattutto per i tempi di percorrenza, non per la possibilità di percorrenza stessa.
A volte ripeto gli stessi percorsi che ho fatto a 25 anni, ci metto il doppio (a volte anche il triplo) del tempo di allora, magari mi fermo spesso a prendere fiato (la classica famosa scusa per scattare una fotografia), magari faccio qualche piccolo pezzo in più a piedi spingendo la bici (giusto con la scusa di rilassare i muscoli), ma sostanzialmente dove non passo in bici ora non passavo in bici nemmeno allora.
Nei miei giri ammettevo questo: qualche tratto con la bici a mano, magari in spalla, ma non come cosa fine a se stessa, ma solo se serviva a chiudere o completare un “grande” giro ciclistico.
Per fare un esempio tra i tanti che potrei fare: partendo da Cittadella (Padova), salita la strada del Vajont e del Sant’Osvaldo, sceso a Cimolais e percorsa tutta la lunga strada sterrata della val Cimoliana, se facevo gli ultimi 200 metri di ghiaione con la bici in spalla per salire al rif. Pordenone, quel tratto era “perfettamente” ammissibile.
Io all’epoca avevo una bici davvero “speciale”, poteva fare 200 km di asfalto e decine di km di sterrato senza fare una grinza. Era una bici “robusta” (quindi poco costosa…) da corsa con dei bei copertoncini “grossi” (tipo city bike) e dei bei rapportoni quasi da mountain bike. Tra l’altro con ruote da 28, che strano ora vanno le 28 per la mtb, potenza delle mode… Ricordo la fatica di trovare tra meccanici e costruttori la moltiplica “tripla”, pareva che non fosse ancora stata inventata, finché un bel giorno, ad un giro d’Italia prof., uno si è presentato alla scalata di Lavaredo proprio con la “tripla”. Dopo qualche anno “dall’America” arrivarono le “rivoluzionarie” mountain bike. Ricordo anche la derisione dei compagni ciclisti stradisti puri nel vedere quei padelloni…
Bene, ho sperimentato che alla fin fine una bici del genere può fare benissimo quello che si fa con mountain bike sofisticate, quando non si riesce più andare a pedali con quella, con la mtb si fa qualche metro in più, oppure uno sconnesso di poco, ma di poco, più brutto, ma niente di sconvolgente in più.
Ora si vedono in giro biciclettoni sempre più estremizzati, e naturalmente costosi.
E vanno forte anche le mtb e-bike (con motore elettrico), vale a dire il “doping” meccanico. (ne riparleremo, il discorso è interessante)
Alcune sembrano addirittura delle moto senza motore. Vabbè, qualche pista da downhill è ammissibile ormai. Pensando alle Dolomiti oramai è tutto un carosello di piste da sci e impianti di risalita.

Ecco, prioprio questo che mi preoccupa. Il carosello. Oramai è tutto un carosello.
E non solo carosello di impianti, sopratutto il carosello è nella testa, restando a noi, di questa forma di ciclisti e di ciclismo.
Sempre di più in prestazioni e sempre meno in profondità di esperienza.
Tralasciando gare e professionisti (o quasi), le persone “normali”, che poi sono la stragrande maggioranza dei turisti, che necessità hanno di caricarsi sempre più di “adrenalina” e fare cose sempre più “estreme” (e mi vien da ridere… su estreme, estremo è ben altra cosa…)?

Io ho una ipotesi: mancano le idee.
Non servono percorsi sempre più assurdi, serve la testa per una nostra “personale ricerca” su cosa fare. E ripeto “personale”, nel senso di cosa “mia”, esperienza che mi “costruisco” e non pappa che mi danno bella e fatta, anzi “guidata”, modaiola…
Da persone normali che poi il lunedì vanno a lavorare, seriamente.
E l’attività fisica è l’ossigeno che ci serve per vivere meglio e per provare esperienze di vita che servono per la vita.

In Dolomiti poi servono per vedere la Bellezza della Natura nella sua massima espressione.

Non è un problema di mezzo tecnico.
Per alcune cose serve la bicicletta da corsa, per altre la mountain bike, per altre ancora una tranquilla passeggiata, per altre la salita ad una cima per la via normale, per altre una ferrata. Meglio provarle un po’ tutte.
E se possiamo pemettercelo una arrampicata non estrema sul IV V grado, forse la cosa più bella, passionale, meravigliosa, quella che ti mette totalmente a contatto con questa roccia, specie quando sei da solo alla sosta assicurando il compagno e con i piedi nel vuoto, e senti il silenzio, il vento, l’odore e il calore della roccia, le mani che gelano, le nebbie che non sai se saranno temporali. Lo dico con commozione e tanta nostalgia ora che non posso più permettermelo. Una grande scuola di vita. Lo dico per i giovani che spesso non sanno cosa fare.

Ecco, alla fin fine quello che cerchiamo è il contatto con questa natura meravigliosa che sono le Dolomiti, tutto il resto è messa in scena, esaltazione, caroselli, alberghi, ristoranti, food, shopping… E a cosa servono allora altre cose, la mountain bike con la bici in spalla, l’estremizzazione degli sport?

04.04.2016  ~  categoria : varie, archivio

Torrenticidio: il rio Tovo in val di Posina (Alto Vicentino, Valdastico)

Buongiorno, sono Susanna Marcato e faccio parte del comitato Salviamo il Tovo.
Mi appello alla vs sensibilita’, che avete dimostrato nel descrivere questi luoghi, per chiedervi se potete dare un aiuto affinché’ non venga approvato il progetto per la realizzazione di una mini centrale idroelettrica sul rio Tovo.
Il rio, lo dice il nome stesso, e’ un piccolo corso d’acqua che già’ alimenta l’acquedotto ed ha una portata irrilevante.
L’esecuzione della centralina – che prevede una derivazione dell’acqua 10 volte tanto quella attuale dell’acquedotto mediante il suo incanalamento in una tubazione sotterranea che scorrerà’ per tutto il percorso del rio dalla contrada Facci alla località’ Castana, dove verrà’ rilasciata – comporterà’ il prosciugamento del rio Tovo con tutte le inevitabili conseguenze di devastazione di un ambiente finora incontaminato.
Non so se la questione possa rientrare negli obiettivi di questo sito che, ripeto, mi ha estremamente colpito nella descrizione dei luoghi, ed e’ su questa sensazione che rivolgo l’appello.
Preciso che il comitato, spontaneo ed aperto a tutti quanti hanno a cuore la conservazione di questi oramai ultimi luoghi incontaminati probabilmente perche’ sconosciuti, non ha come base alcuna matrice politica, o, meglio ancora, partitica, ma semplicemente l’amore e, quindi, la difesa di questo territorio la cui salvaguardia e’ minacciata dalla previsione di queste opere di imminente approvazione.
Rimango in attesa di un vostro riscontro ringraziandovi fin da ora per l’attenzione riposta nella lettura di questo breve appello.

Susanna Marcato
Tel. 333.3637635-049-5089237
Mail marcatosusanna@gmail.com

14.04.2015  ~  categoria : varie, archivio

Grandi Opere, grandi ladrocini.

Mancano soldi, ormai già tutti ingordamente mangiati da potenti di turno, e allora si rinuncia a qualche Grande Opera che dovrebbe far ripartire l’economia dell’Italietta dei furboni e lasciar vivere serenamente gli inetti.
- Cancellata la nuova autostrada Romea Commerciale, ovvero la Mestre-Ravenna-Orte. Meno male almeno c’è qualche buona notizia.
- Proseguono invece i disastri, ambientali-finanziari-sociali, della Pedemontana Veneta, nonostante le tragicomiche vicende dei responsabili. Vabbé, per andare sul Grappa anziché usifruire della tangenziale fatta appositamente, con soldi nostri, torneremo all’antica e passeremo per le strade del centro di Bassano, non daremo un Euro ai ladroni di strade.
- Bloccata a poche settimane dall’inaugurazione la Galleria-Tangenziale di Belluno in sinistra Piave che eviterebbe il tortuoso passaggio in centro Belluno e renderebbe più agevole il collegamento stradale della Sinistra Piave e del Feltrino con l’autostrada Alemagna. Manca qualche spicciolo di Euro per completare qualche centinaio di metri di gard-rail, aprire la rotonda già pronta, fare il collaudo e l’inaugurazione. Dopo sette anni di lavoro e miliardate di soldi spesi. Tutta la nostra solidarietà agli incavolatissimi bellunesi.

PS. precisazione, per fortuna gli intoppi sono stati risolti e la galleria finalmente aperta.

14.04.2015  ~  categoria : varie, archivio

Riapertura Tempio-Ossario di Bassano del Grappa

Meno male, politica e politici a parte, che c’è qualcuno che si da da fare per far qualcosa di buono.
Con le iniziative del Comitato Spontaneo e il martellante sostegno della Tv ReteVeneta, in qualche modo il Tempio Ossario dei Caduti della Grande Guerra verrà riaperto al pubblico il 24 maggio 2015, in occasione dell’anniversario della funesta entrata in guerra dell’Italia.

23.02.2015  ~  categoria : varie, archivio

Anniversario Grande Guerra, il Tempio-Ossario di Bassano del Grappa resta chiuso!

Nonostante l’intensa campagna per la riapertura del Tempio-Ossario di Bassano del Grappa, da parte di associazioni locali e dell’emittente televisiva ReteVeneta, lo stato Italiano fa ’spallucce’ di fronte all’opera di ripristino e riapertura del Tempio sito in centro a Bassano.
Vergognoso!
Il tempio non ha bisogno di grossissimi interventi strutturali, non sono molti anni che è chiuso e non è mai stato abbandonato essendo la chiesa dell’omonima Parrocchia. Si tratta principalmente di ripristini e interventi mirati atti a riportare la struttura alla normativa vigente per l’apertura al pubblico e assicurarne visite e sorveglianza in sicurezza.
La Parrocchia, da sola, non ha i mezzi finanziari e le possibilità per un simile gravoso impegno.
Bassano, città degli Alpini, luogo strategico fondamentale per il comando italiano e la rete di vettovagliamento per le battaglie sugli Altipiani e sul Grappa, i due tratti di fronte più importanti della Grande Guerra, meriterebbe di essere città simbolo e guida per le manifestazioni in ricordo della grande tragedia.
Ed invece, dopo la chiusura del tribunale, anche questo ennesimo disinteresse che per molti veneti è l’ennesimo pugno nella pancia quasi a rimarcare che il Veneto è terra di serie “B”.
Disinteresse che sotto-sotto si percepisce anche per tutto il territorio, Altopiano di Asiago e Cima Grappa, martoriato dagli avvenimenti.
Coraggio, rimbocchiamoci, come sempre, le maniche e appoggiamo le iniziative e ReteVeneta per riaprire il Tempio-Ossario, magari in tempo utile per l’importante anniversario del 24 maggio 2015, giorno d’inizio di questa inutile tragedia combattuta sulle terre Venete-Friulane-Trentine, di certo non voluta dai suoi abitanti.
Gli oltre 5.000 soldati del Tempio-Ossario sono lì a ricordarcelo.

18.11.2014  ~  categoria : varie, archivio

Grande Guerra: anniversari, storia, luoghi…

Grande Guerra o grande confusione storica e poca chiarezza di dove si sono svolti gli avvenimenti?

Non mi avventuro in motivazioni, cause, intrallazzi da servizi segreti, politica, la “grande storia” insomma, semplicemente mi interessa una linea sufficientemente chiara di come, e dove, si sono svolti i principali avvenimenti, almeno nel fronte italiano.

Mi sono reso conto che quest’aspetto non è per nulla scontato. E non sto parlando di persone comuni che, purtroppo e non per colpa loro, hanno studiato malamente la storia contemporanea. Storia che andrebbe trattata con maggior rigore e più considerazione.

Ma del fatto che, su questo fronte…, giornalisti, scrittori, storici, insegnanti, soprattutto ‘presentatori’, ci mettano del proprio per aumentare la confusione e la non conoscenza. Sia chiaro, non mi riferisco a queste categorie ‘vere’ fatte di persone scrupolose, motivate alla profonda conoscenza e, soprattutto, appassionate del loro lavoro, ma di quella pletora di ‘personaggi’ che fanno comparsate televisive e articoletti su giornali e riviste e anche di quelli che proliferano nel web.

Cosa intendo con questa affermazione?
Vado subito al sodo, la maggior parte di articoli giornalistici e servizi televisivi che parlano della Grande Guerra (sempre restando nel fronte italiano) ci porta a conoscere luoghi dove si sono, in qualche modo, svolti avvenimenti riguardanti la grande tragedia.
Bene si dirà, visto che conoscere i luoghi porta a conoscere gli avvenimenti, peccato che quasi sempre questi articoli si limitino a delle specie di “promozioni turistiche” che puzzano tanto di sponsorizzazioni locali.
Non voglio far nomi di testate giornalistiche, non è questo che mi preme, ma in prima fila stanno la tivù pubblica nazionale (e persino quella locale del Veneto…) e prestigiosi giornali o riviste che presentano molto spesso luoghi secondari e ignorano… i luoghi fondamentali (chissà perché, ma non voglio fare polemiche).
Bene parlare di luoghi particolari, spesso sconosciuti, spesso si parla di località già famose turisticamente, addirittura portare acqua al proprio mulino per fini di ‘valorizzazione’, ma il problema è vedere gli avvenimenti e i luoghi in un contesto “corretto” per quanto riguarda la Grande Guerra. Oppure parliamo pure di promozione turistica e opportunità, ma lasciamo stare la Grande Guerra.
Questo per non trarre in inganno il grande pubblico, specie quello nazionale, per gran parte (come ho detto sopra) poco conoscente di questa storia.
Si può anche parlare di luoghi “secondari” nel contesto della Grande Guerra (cosa spesso molto interessante) però dovrebbero, a maggior ragione, essere ben chiari la linea temporale di svolgimento dei fatti e i luoghi fondamentali del conflitto.
Mi capita spesso leggere articoli sul tema, e parlo di articoli di vasta portata, che non danno nemmeno “un minimo accenno” a nomi come cima Grappa, Altopiano di Asiago e persino Carso. Articoli di questo genere non possono rientrare nel tema in quanto ignorano i luoghi “fondamentali” del conflitto sul fronte italiano.

Voglio fare un breve riassunto sintetico, giusto per coloro che si avventurano in articoli giornalistici o servizi televisivi “parziali”.
Non sono in dubbio l’eroismo e il sacrificio dei soldati, di tutti gli schieramenti, che si sono impegnati anche nei luoghi più minimali e insignificanti.
Da ricordare che la guerra, all’epoca, era definita “Guerra d’Europa”, guerra mondiale è un termine successivo.
La guerra fu combattuta principalmente sulle prealpi carsiche e prealpi venete, ma il cuore pulsante del conflitto gravitava sulla pedemontana veneta e friulana.

I luoghi, a scalare d’importanza con le righe:
- Carso, Grappa-Piave, Altopiano di Asiago, Pasubio
- Dolomiti: area Lavaredo e Tofane-Lagazuoi-ColDiLana-Marmolada
- Lagorai-Valsugana, altipiani Trentini
- Alto Garda, Cadore
- retrovie in provincia di Treviso, Vicenza, Bassano e Padova
- ex confini tra Stelvio e Adamello e Alto Friuli Carnia
- altri campi trincerati come le fortezze di Mestre e la linea dei forti del Basso Cadore

Linea storica:
- preparativi italiani e austro-ungarici, fin dall’inizio secolo, con la costruzione della linea dei forti sugli altipiani e altre opere in Cadore, sull’alto Tagliamento e il Campo Trincerato di Mestre, all’inizio del conflitto le fortezze erano già obsolete
- da ricordare che trentini e tirolesi sono entrati in guerra nel 1914 in quanto l’Impero era impegnato nella campagna di Russia e nei Balcani
- entrata in guerra dell’Italia, 24 maggio 1915, con la “guerra dei forti” (una decina di giorni) sugli altipiani veneti e trentini (non centra il Piave, come per la nota canzone scritta dopo) con la prima cannonata, italiana, sparata dal Verena (Asiago), l’Austria (impegnata soprattutto in Russia) voleva tenere un atteggiamento di non belligeranza e confidava nella difesa di Trento con le fortezze degli altipiani, impegnando pochissimi uomini (qualche migliaio), praticamente disarmato il confine tirolese e dolomitico dove si trovavano appena poche centinaia di guardie frontaliere
- avanzata italiana (sconsiderata) sul Pasubio, in Valsugana-Lagorai e sulle Dolomiti con la conquista di Cortina d’Ampezzo
- battaglie del Carso, macelleria di giovani ragazzi dovuta alla testardaggine di Cadorna, in particolare nell’area gravitante sull’attuale Sacrario di Redipuglia (centomila morti)(Gorizia)
- Strafexpedition (spedizione di primavera 1916, voluta dal gen. Conrad) dagli altipiani trentini su tre fronti: verso l’altopiano di Asiago, la Valdastico e il Novegno (sottogruppo del Pasubio)
- Guerra “delle mine” in Dolomiti e sul Pasubio
- raddrizzamento (ritirata) del fronte austro-ungarico nel settore Altopiano con arroccamento sulla linea Ortigara-ValDAssa-Pasubio
- macello dell’Ortigara (giugno 1917), oltre 30.000 morti in pochi giorni, la testardaggine italiana mirava all’inutile conquista del Portule, vero bastione strategico, ma troppo avanzato e allo scoperto rispetto alle linee italiane
- disfatta di Caporetto (ottobre-novembre 1917), sostituzione di Cadorna con Diaz
- da ricordare che in buona parte del Friuli, l’avanzata austro-ungarica fu festeggiata come la ‘liberazione’, Pordenone e Treviso vennero saccheggiate (dagli austriaci, dagli italiani in fuga e da sciacalli…), sfollata buona parte della provincia di Treviso
- abbandono del fronte Dolomiti-Lagorai-Valsugana, pochi giorni dopo, e “Battaglia d’Arresto” con arroccamento italiano sul monte Grappa e linea del Piave attorno al Montello (novembre-dicembre 1917)
- già a questo punto era chiaro che l’Impero non era in grado, nonostante la nitida vittoria a Caporetto, di proseguire con la guerra e si poteva concordare una onorevole tregua per entrambi i contendenti, il 1918 fu un anno di inutili massacri di ragazzini neanche ventenni, fu falciata una intera generazione per conquistare quello che ci era stato offerto (Trento e Trieste) prima del conflitto per mantenere la non belligeranza verso l’Austria
- Diaz prospettava la linea di difesa sul Mincio-Garda, le indecisioni austriache sull’avanzata furono provvidenziali per l’arroccamento sul Grappa e sulla linea della Piave da parte italiana, ancora incredibile (e misteriosa…) come sia stata possibile, in pochi giorni, una riorganizzazione generale delle truppe semi-sbandate che defluivano dal Carso (si parla di mezzo milione di soldati, di certo non entusiasti di andare nuovamente al massacro…), probabilmente l’arroccamento sul Grappa fu possibile con le truppe ben organizzate in ritirata dalla fronte Dolomiti-Lagorai
- raddrizzamento del fronte italiano tra il Grappa e l’altopiano di Asiago sulle linee di massima occupazione della Strafexpedition (Tre Monti, a sud di Gallio)
- battaglia “del Solstizio” (estate 1918), ultimo tentativo di sfondamento austro-ungarico principalmente sul Grappa (Asolone e monte Tomba) e altopiano di Asiago, sempre con Conrad
- battaglia “Della Vittoria” (non di Vittorio Veneto…)(fine ottobre 1918) con grossa azione di copertura sul monte Grappa e sfondamento sul Piave dietro il Montello (zona Isola dei Morti) con direzione verso Vittorio Veneto (dove vi erano il comando e le retrovie austriache) e verso la Valsugana e Trento e verso Trieste, con dissoluzione delle armate austro-ungariche
- Armistizio firmato a Villa Giusti a Padova (sede comando italiano) il 3 novembre 1918, da ricordare la data 3 e non 4, il quattro è la data di fatto del cessate il fuoco e non poche polemiche e “gialli” storici girano attorno a questa faccenda di non secondaria importanza
- la ricostruzione, specie in provincia di Treviso, e la riorganizzazione sociale degli sfollati, sempre in provincia di Treviso e nell’Altopiano di Asiago, fu possibile soprattutto con una grande rete di volontariato da parte delle parrocchie e di eroici preti, in particolare il Vescovo di Treviso, e grazie alla straordinaria solidarietà di gran parte delle parrocchie italiane. NULLA arrivò in loco degli ingenti fondi dell’apposito Ministero per la ricostruzione, fondi dispersi tra i meandri ministeriali!

07.11.2014  ~  categoria : varie, archivio

Il nostro petrolio.

Vorrei porre una domanda su quale sia  il nostro “petrolio”, ma parto dalla risposta che comunemente si sente ripetere da sapientini, sapientoni, politici e mezze calzette.
E cioè: “Il nostro petrolio (veneto e italiano) sono i nostri beni culturali, archeologia, arte, musei e il nostro paesaggio, mare, monti,  le nostre dolomiti, laghi, colline, e poi i nostri prodotti eno-gastronomici, vino, formaggi e cultura del mangiare bene.” – Il “Bel Paese” insomma!
L’allusione, quasi sempre nemmeno allusa, è che bisogna, in qualche modo, cioè costi quel che costi e in qualsiasi maniera, anche non etica se non addirittura illecita, far fruttare queste nostre ricchezze.

Secondo me è una risposta completamente errata e, soprattutto, ignorante.

Innanzitutto una prima considerazione: quel “nostro” ripetuto in maniera fastidiosa (il nostro territorio, il nostro formaggio, le nostre montagne, la nostra cucina, i nostri beni culturali, ecc.) è un possessivo totalmente fuori luogo.
Noi siamo qui, su questo pianeta, in maniera del tutto precaria e per un tempo limitatissimo, una folata di vento. La terra non ci appartiene, ne siamo solamente temporanei ospiti e custodi. E’ stata solo una fortuna (immeritata per chi continua a calcare su quel “nostro”) di nascere in un bel posto, dove si mangia bene, con città d’arte e cultura a poca distanza, con belle montagne e commoventi paesaggi, oltretutto in un’epoca di benessere. E’ stato un dono nascere sani di mente e di fisico.
Di “nostro” ci sono solo le cose che riusciamo a creare, nel corso della vita, con l’intelligenza e le nostre mani.
Siano esse la Pietà di Michelangelo, una spiga di grano che cresce in un campo o una pagnotta di pane che esce da un forno.

Ora possiamo intuire la seconda considerazione.
Il nostro petrolio è la bravura, la fatica del lavoro, l’esperienza coltivata nel corso dei millenni da chi ci ha preceduto e che ci ha istruito, impastati con l’intelligenza, la forza di volontà, l’onestà.
L’arte sta nell’artista che crea, non nell’opera che altrimenti sarebbe solo un feticcio.

Il “nostro” petrolio è quest’arte…
O forse era, vista la corsa al disastro. Visto che abbiamo distrutto, grazie anche a finanzieri ladroni, avvocati faccendieri, sapientoni bocconiani e buracrati inetti (europei, italiani, veneti, comunali), la piccola agricoltura e l’artigianato.
Spezzata questa catena tra passato e futuro non avremo più speranza.
Il nostro pozzo di petrolio sta esaurendosi…
Serve ricostruire quel tessuto sociale fatto soprattutto di ’scuola di bottega’, volontariato vero, buon senso, bravura fatica e lavoro, intelligenza ed esperienza.
Non sono ammesse le cose facili, senza far fatica e senza impegnarsi nello studiare e nell’imparare, non è concesso il vivere di rendita.

20.08.2014  ~  categoria : varie, archivio

Crisi del turismo, colpa del maltempo estivo?

Siamo alle solite, le lamentele estive (ma la cosa si ripete anche per l’inverno) di albergatori e operatori turistici sulla crisi, di incassi.
La differenza con gli anni precedenti è che si gridava alla crisi quando non si raggiungeva il 10% in più dell’anno precedente, mentre quest’anno probabilmente è crisi vera! Ma a forza di gridare al lupo, al lupo, non si bada più alle grida.
Tuttavia, di che crisi stiamo parlando?
Colpa del tempo pazzo di quest’estate o delle previsioni meteo troppo cattive?
A memoria ricordo annate invernali senza neve in cui trasmissioni meteo, anche molto serie nelle tv statali, davano metri e metri di neve (tre metri di neve sulla…, si consigliano le catene a bordo, sentenziava una notissima giornalista TG-Rai, comicissima battuta pensando che con 3 metri di neve le catene proprio non servono…), ma forse capivo male perché forse intendevano in lunghezza più che in altezza. Tuttavia molti ci giocavano su questo, ora invece denunciano i metereologi e temporalini estivi vengono classificati bombe. Non so se è già stato coniato un termine per definire alluvioni come quella del 1966, nel caso proporrei “sciami d’atomiche che colpiscono in maniera sistematica…”.
Ma, a qualcuno, è mai venuto in mente che i motivi della crisi stiano altrove?
E che magari comincino da termini come mancanza di idee e progettualità, di vivere sugli allori con l’ambizione di straguadagnare senza far fatica, del fatto che rubare ai poveri (con tasse e balzelli) per portare il malloppo nei paradisi fiscali poi fa sì che i poveri (che da noi sono i ‘medi’ a dire il vero), che alla fine fanno massa spendendo “soldi veri”, non hanno più nulla da spendere, che la devastazione del territorio alla fine non paga. Che è meglio curare i vicini di casa o di regione o i classici teutonici d’oltre confine (come si faceva un tempo) più che sperare nei turisti dei paesi lontani o dagli occhi a mandorla che, le mode cambiano in fretta, in un batter di ciglio si buttano a sciare nei centri commerciali di Dubai. Che un Putin di turno s’inventi qualche divieto dalla sera alla matina (putin inteso come puteo, picciotto, bambinotto, vale a dire un potentino di qualche paese estero).
Forse che la crisi del Bel Paese è un problema di gotta, malattia della quale ciascuno di noi ha un po’ di responsabilità?

Nessuno ha mai tenuto conto che dovremo abituarci a vivere in maniera più sobria e che il tempo della cuccagna, delle giostre e luna-park è finito?
Senza buttarci nello sport nazionale delle chiacchere sui massimi sistemi, facciamo solo qualche modesto esempio in modo da trarne qualche considerazione.

Un tempo, non molti anni fa a dire il vero, qui nel Veneto contadino (io conosco quello dell’alta padovana e del bassanese), si viveva di agricoltura. Battuta ovvia, ma per capirci più in profondità intendo si viveva (forse) abbastanza bene, inteso in associazione a tanta fatica, spaccandosi la schiena, a tanto impegno, tanta esperienza, tantissima Cultura della terra. Era un mondo Artigianale, nel senso agricolo-artigianale con la A maiuscola integrato dal piccolo commercio di mercato paesano e perfino da qualche villeggiatura non troppo esotica.
Il contadino-povero aveva meno di 5 campetti di terra, spesso integrava con altri lavoretti così si aveva il contadino-scarparo (zoccoli e galosce), il contadino-barbiere (“friser”)(ricordo uno di essi con la sedia da barbiere nella stalla in modo da stare al caldo…), il contadino-scoataro (scope e affini), il contadino-sestaro (cesti), il contadino-veterinario, ecc. Buona parte viveva nei Casoni, con la C maiuscola, perché ritengo il casone la più alta testimonianza della Cultura veneta, e personalmente ritengo una delle più grandi fortune della mia vita aver visto e praticato da piccolo la vera vita di casone. Quel che è più importante il fatto che il contadino-povero comunque riusciva a sfamare una famiglia.
Poi vi era il contadino che aveva fino a 20 campi di terra. Potremo definirlo il contadino-medio, tipicamente aveva una casa colonica (quasi sempre a mezzadria), una stalla ben fornita, spesso si trattava di famiglie patriarcali, con diversi ruoli dei vari componenti. Il vecchio comandava (a volte tiraneggiava) non ce la faceva più a far fatica fisica perciò sfruttava il cervello e l’esperienza. Ora invece va di moda il “largo ai giovani” e la rottamazione a ripetizione. Anche qui l’importante è che riuscivano a vivere famiglie numerose e complesse (non ‘allargate’ come si direbbe ora).
Poi vi era il contadino-ricco, quello con più di 20 campi.

Ora passiamo a qualche considerazione.
Un contadino (forzatamente hobbista) con meno di 20 campi di terra ci rimette soldi ogni anno. La tentazione di lasciare tutto abbandonato, campi e boschi, è forte, colpa del presente ingrato e tanto poi i risultati li pagheranno salatamente i posteri.
Per vivere di agricoltura ‘normale’ ci vogliono almeno 100 campi (ma con questo trend bisognerà raddoppiare ogni tanto). E per normale intendo quella che ha molte culture diversificate, siepi per la legna, se va male una va bene l’altra e si fa la media, si può mantenere una piccola stalla, ecc. Non mi piace l’agricoltura più (o troppo) specializzata, dagli agriturismo alle monoculture, e se l’agriturista cambia moda o se la specializzazione per qualche motivo (tempo compres0) va in rovina sei fregato. Infatti questi qui non sono più definiti contadini ma imprenditori-agricoli.
Eccolo il nocciolo del problema: politici, faccendieri, consulenti, leggi e leggine, burocrazia (europea, italiana, ma anche comunale) hanno massacrato l’agricoltura e il piccolo artigianato. Bel risultato, dovremo confrontarci con lo schiavismo cinese delle produzioni di merdaccia industriale.
Siamo più ricchi o più poveri di 50 anni fa?

Ora torniamo a qualche considerazione su meteo e turismo.
Sul lago di Garda si lamentano del calo di presenze e di incassi. Ma a Verona quando piove vi sono molti turisti in più che visitano la città. A Rosolina Mare, invece (servizio del TG3 regionale Rai), nonostante il maltempo hanno un incremento del 5%. Incredibile. E nell’intervista ad operatori locali, per la prima volta in assoluto (incredibile anche questo), ritengono che il fatto sia dovuto ad un turismo molto più “familiare” e di basso profilo (il tipo di turismo sempre snobbato dai sapientoni) e soprattutto alla integrità naturalistica della località, località “povera” rispetto ad altre blasonate, soprattutto molto meno coinvolta in progetti e finanziamenti. Snobbata e dimenticata potremo dire.

Ai posteri le sentenze.

14.07.2014  ~  categoria : varie, archivio

La mamma dei burocrati cretini è sempre incinta.

Notizia di oggi al TG3 regionale Veneto: i volontari del Soccorso Alpino per presentare la domanda di rimborso, per ogni giornata di intervento, devono allegare due marche da bollo per 32 Euro a Equitalia!
Preferisco non commentare, di questi tempi credo proprio non serva!
Quello che non si è capito è il fatto se questa tassa sia stata applicata con un ‘decretino’ di qualche sconosciuto, potentissimo, dirigente generale di Equitalia oppure spunti fuori tra i controcommi di qualche legge Omnibus o Milleproroghe. Non importa tanto il risultato non cambia.
Ora, ad un talk show che ascolto di sottofondo mentre lavoro, fanno ironia sul fatto che il barbiere del Senato ha uno stipendio di 136.000 Euro annui.
Cretini penso sia il termine giusto per burocrati e politici.
Perché creano terreno fertile per le malerbe infestanti dei furboni, ladroni, faccendieri, vale a dire, come il cane che rincorre la sua coda, per sé stessi o per i compagni di merende.
E via di questo passo è viene distrutto il volontariato, quello vero: volontari antincendio, volontari del soccorso alpino, volontari Cai manutenzione sentieri, ex Alpini delle sezioni Ana, ecc.
Ed anche il volontariato, quello vero non quello delle Onlus foraggiate, non legato all’ambiente alpino, come: volontari delle Pro-Loco e delle sagre paesane, tecnici e accompagnatori delle associazioni sportive dilettantistiche, volontari parrocchiali dei centri giovanili e degli oratori.
L’anticlericalismo strisciante e con la puzza sotto il naso vuole tassare i locali parrocchiali. In una società socialmente disastrata sono gli unici luoghi che tentano di arginare lo tsunami di droga, delinquenza e dissoluzione morale. E stiamo abbattendo anche gli asili parrocchiali, ‘redditizia’ attività che sta in piedi con il volontariato delle suore.
Bene continuiamo così, pagheremo tutto tra un po’. Io penso che queste cose siano degli anestetici fatti apposta per sviare l’attenzione dei cittadini in modo da lasciare lavorare con più tranquillità e profitto i ladroni, quelli veri.
Ora, visto che non sanno più dove appigliarsi per ragranellare Euri ai poveri contribuenti, ripeto ‘poveri’ perché sono proprio loro, i poveri, che pagano per davvero e con ’soldi veri’, e visto che peccano di fantasia nonostante si cimentino nello sport della finanza creativa e della creazione di posti di lavoro virtuali, voglio contribuire anch’io con qualche idea e/o suggerimento.
Si potrebbe imporre a tutti gli escursionisti una ’scatola nera’, a noleggio obbligato e naturalmente certificata da un tecnico iscritto ad un apposito albo, da applicare nella parte bassa del lato B. Questo marchingegno, basandosi su emissioni fisiologiche particolari, dovrebbe registrare situazioni pericolose per l’escursionista e trasmettere subito le informazioni ad un apposito Call Center convenzionato dato in gestione ad apposita Onlus che, giusto per prevenire anziché curare, farebbe scattare un piano di soccorso messo in piedi con un bel progetto Europeo e realizzato grazie ad una società incu?atrice in project-financing.
Ma la sorpresa avviene dopo.
In realtà la ’scatola nera’ registrerebbe (e trasmetterebbe con una Sim a carico dell’escursionista, giusto per far fare soldi anche alle telefoniche) anche effetti collaterali. E per effetti collaterali intendo quelle cose, volgarmente dette scoreggione, tipiche di chi mangia bene, cammina e respira aria buona, così frequenti in chi va per alte quote.
E qui si aprono diverse opportunità, da valutare con cura se tassare o multare: disturbo alla quiete pubblica, inquinamento dell’aria pubblica, danni ecologici e buco dell’ozono, controllo periodico certificato dei fumi di scarico da parte di un altro tecnico specializzato, revisione annuale (sempre per la nostra salute, prevenire è meglio che curare) o anche semestrale visto che i fumi emessi sono diversi col caldo o col freddo invernale, per le attività che l’escursionista serio pratica in entrambe le stagioni.
Naturalmente è da applicare un Bollo di circolazione (non una bolletta che generalmente è già presente applicata all’indumento intimo) da decidere se far pagare in base ai chilometri percorsi o alle ore di cammino. Sarebbe giusto, visto che si calpesta suolo pubblico.
E naturalmente quando si posa il lato B su qualche sasso far pagare il plateatico. Tutte cose facilmente registrabili con le magie dell’elettronica.
Ovviamente se abbiamo in vista marchi di magliette, zaini o materiale tecnico, far pagare la tassa per le insegne pubblicitarie. Ma qui la leggina c’è già, basta solo applicarla.

10.07.2014  ~  categoria : varie, archivio

Autostrada Pedemontana Veneta e Autostrada Valsugana

Timidamente, dopo un periodo nel quale parlar male di queste cose ti faceva sentiere un pezzente ignorante antimoderno antisociale contrario allo sviluppo economico di questa società, possiamo riparlare di autostrade inutili, di sprechi, di ladroni e faccendieri e di compagni di merende politici.
Le note ‘disavventure’ del Progetto Mose hanno ridato fiato a quanto da anni sapevamo, timorosi di parlarne.
Ormai è chiaro, anche l’autostrada pedemontana è un grande imbroglio e si procede perfino, cosa mai vista prima, nel calpestare senza remore i diritti dei proprietari dei terreni, senza nemmeno chiedere permesso e senza pagare.
Tralasciando gli aspetti economici, dei quali immaginiamo il fine, la vera domanda è: l’autostrada è indispensabile?
Domanda non peregrina, visto che se l’è posta anche il nuovo sindaco Poletto di Bassano del Grappa in una recente intervista.
Gli interrogativi riguardano il flusso di traffico, specie commerciale, in rapporto al modello di sviluppo industriale dell’alto veneto e in rapporto alla crisi economica, la devastazione del territorio già profondamente martoriato, il traffico a pagamento che, inevitabilente, farà sì che specie per il traffico di piccolo cabotaggio opti per percorrere le normali strade.
Eh sì perché in molti ormai cominciano a rendersi conto che se devo pagare, in autostrada non ci vado e percorro la normale viabilità dei paesi… quella viabilità pericolosa e allucinante che a suo tempo è stata parzialmente risolta con strade tangenziali come la Gasparona Nuova tra Bassano e Thiene o il tratto Rosà Pove del Grappa.
Certo che di criticità e cose da sistemare su queste tangenziali ce ne sono molte.
Come ad esempio un tratto di collegamento tra Rosà e Castelfranco e oltre, senza il quale ha poco senso la viabilità pedemontana.
Oppure come la rinomata pericolosità della Gasparona Nuova, nella quale servirebbero delle modifiche e adeguamenti, specie eliminando gli incroci a raso. Anche se dobbiamo ammetterlo che la pericolosità è dovuta soprattutto alla testa (bacata… spesso da alcool e droghe) degli automobilisti, risolvibile con altri mezzi.
Ma da questo a volere a tutti i costi una autostrada, di strada ne passa!
Quanto all’autostrada della Valsugana la considerazione è semplicissima. Un NO totale ad un simile scempio di territorio e di denaro. NON SERVE PIù una autostrada in Valsugana.

Da parte mia avverto già il Sindaco di Bassano: se da Rosà dovrò andare a Romano Alto per salire al Grappa pagando un biglietto autostradale, costo di metterci mezz’ora in più e di rompermi le scatole nelle demenziali rotonde di Bassano, io passerò per il centro di Bassano del Grappa.
Già, le demenziali rotonde per arrivare a Bassano da Rosà, ormai è tutto un centro commerciale, le strade sono UNA GIOSTRA, sembra di stare all’autoscontro del luna park, la statale 47 prima di Ca’Rezzonico è irriconoscibile e ha completamente stravolto la fisionomia ed il senso di città, di una città importante e storica come Bassano del Grappa.
PECCATO!!! Ma non lamentiamoci che poi il turismo, complice anche le scorrevoli autostrade a pagamento, preferirà altre mete, visto che queste città ormai sono irriconoscibili.
Ormai è tutto un luna park di centri commerciali, rotonde e autostrade.

E’ questo il modello di sviluppo che intendavamo e che ancora qualcuno ambisce?
Grazie faccendieri, politici, opportunisti, inetti, incapaci, furbi, ladroni. Grazie.

29.08.2013  ~  categoria : paesaggio : protezione della natura : varie, archivio

Solidarietà a don Albino Bizzotto

MagicoVeneto esprime solidarietà all’iniziativa di don Albino Bizzotto, presidente associazione “Beati i Costruttori di Pace”, per la protesta con sciopero della fame contro l’abuso e la distruzione del territorio, in particolare contro i “project financing” e la realizzazione delle autostrade Pedemontana Veneta e Valsugana, la costruzione di Veneto City e i faraonici lavori del Mose.

30.05.2013  ~  categoria : cicloturismo : piste ciclabili

Situazione piste ciclabili alto padovano

Al via i lavori per la pista ciclabile lungo il fiume Brenta tra Vigodarzere e Carmignano di Brenta e Fontaniva, passando per Limena e Piazzola sul Brenta. Non è chiaro ancora il percorso esatto e se asfaltato o sterrato, ma dovrebbre ricalcare il percorso promosso dalla Provincia di Padova denominato ‘Ippovia del Brenta’.
Da notare che questo tratto è già praticabile in bicicletta, con qualche tratto difficoltoso e su strade normali e piste ciclabili già esistenti, si tratta soprattutto di dare continuità e organicità al percorso.
E’ un tassello fondamentale del collegamento ciclabile Trento-Venezia, da anni con enfasi denominato ‘Ciclopista del Brenta’, ma pienamente realizzato solo in provincia di Trento.
Vedi www.magicoveneto.it/bike/Valsugana-Brenta/Ciclabile-Valsugana-Brenta.htm.
Sempre in provincia di Padova, a buon punto la realizzazione della Ostiglia Ciclabile.
Da Quinto di Treviso a Arsego di San Giorgio delle Pertiche, passando per Camposampiero, la pista è completata e pienamente percorribile. Bellissima.
Sono in corso avanzato i lavori tra Arsego, Pieve di Curtarolo e Piazzola sul Brenta. Si può già passare a piedi, non ancora in bicicletta. Si spera sia aperta prima dell’autunno.
Vedi www.magicoveneto.it/bike/Treviso-Ostiglia/Ciclabile-Treviso-Ostiglia.htm.

10.04.2013  ~  categoria : luoghi da salvare : paesaggio : varie, archivio

Ancora capannoni

Che male allo stomaco sentire che nella campagna di Asolo si vogliono costruire nuovi capannoni e aree residenziali.
Che disfatta se anche nei giornali stranieri, per quanto è famosa Asolo nel mondo, si parli e scriva.
Girando per strade e paesi si vedono ormai moltissimi capannoni e negozi chiusi. E’ la crisi bellezza…
E perché mai allora si sentono ancora discorsi e proposte di nuove aree industriali?
Per far girare l’economia e rimettere in moto gli investimenti? …come il cane che si morde la coda!
Possibile che non ci siano altri metodi o, meglio, modelli di economia e di vita?
La nostra forza era nella piccola agricoltura e piccolo commercio (il mercato… franco), nell’artigianato e nella piccola industria. L’abbiamo distrutta sotterrandola sotto la burocrazia, l’inettitudine e l’ingordigia di burocrati, ladroni, furboni, faccendieri e politici!
Non serve costruire nuovi capannoni.
Serve ricostruire quel tessuto sociale fatto soprattutto di ’scuola di bottega’, buon senso, bravura fatica e lavoro, intelligenza ed esperienza.
Fino a pochi decenni fa questo era il nostro ‘petrolio’, materia prima coltivata nel corso di millenni.
Spezzata questa catena tra passato e futuro non avremo più speranza.

03.04.2013  ~  categoria : luoghi da salvare : paesaggio : protezione della natura : varie, archivio

Crolla la Rocca

Monselice, primo di aprile 2013… piove gov…
Stiamo parlando della famosa Rocca di Monselice in cima alla quale svetta la torre di Federico II edificata nel 1239, attorniata dai resti di quelle che furono le cinta murarie edificate in varie epoche.
Luogo frequentato fin dalla preistoria, sede della sculdascia Longobarda, piazzaforte Carrarese, santuario e villa rinascimentale.
Un vero scrigno di storia insomma. Una ‘risorsa turistica’ da valorizzare.

Ma più che altro una miniera…
Un secolo di scavi e cave tutt’attorno alla base del colle e per concludere la genialata dell’ultimo lustro…
un ascensore interno alla montagna, per far salire i turisti sul mastio.
Ve lo immaginate lo scavo di una galleria larga 30 metri e di un pozzo d’ascensore all’interno di un colle alto neanche 150 metri e largo circa 200 metri. Per fortuna che la cosa è stata bloccata.
Ma i danni ormai sono fatti, addio turisti, ma in compenso tanti soldi spesi.

Ed ora basta qualche giorno di pioggia primaverile che tutto crolla…
E con queste premesse cosa ci si può aspettare se non questo sfascio?
Valorizzazione turistica significa devastare il territorio?
In compenso ora dovremo spendere ancora, e tanti soldi, per ‘mettere in sicurezza’ il territorio!
Impareremo mai che il miglior investimento è rispettare il territorio e la natura, custodire con amore il Creato, senza scopi lucro?

Vedi www.magicoveneto.it/Padovano/Monselice/index.htm

26.12.2012  ~  categoria : varie, archivio

Autostrada Valsugana

Le cattive notizie non finiscono mai.
La crisi miete vittime tra piccoli imprenditori e artigiani, quelli veri che lavorano seriamente e fanno tanta fatica, e devasta le risorse di pensionati e operai, eppure si continua a parlare di sviluppo quale parabola esponenziale di consumo delle risorse non rinnovabili.
Bisogna essere positivi e pensare al futuro. Il futuro di faccendieri, costruttori, politici, imbonitori e parassiti naturalmente.
Ed ecco un nuovo, devastante, progetto: l’Autostrada della Valsugana.
Mon importa se sarà opera faraonica inutile, il “Project Financing” (che tradotto significa pagano i contribuenti e incassano le finanziarie) garantisce che se per la Valsugana non passerà una mole di traffico simile a quella del passante di Mestre, quale compenso all’enorme investimento pagheranno le finanze pubbliche, cioè tutti noi.
Come dire, cornuti e mazziati.
Devastante dicevamo, pazzesco vien da dire dopo aver visto le ipotesi in progetto. Sei corsie su viadotti e mega gallerie.
Forare le colline della Valrovina o la conca degli Ulivi di Solagna?
E quante volte passare da un versante all’altro della valle, sul modello delle giostre o montagne russe, con viadotti, due, tre, quattro?
Caselli in valle, forse sì con ulteriori sbancamento o meglio di no o forse non servono, tanto la popolazione locale si arrangia per la viabilità ordinaria e pazienza se respira un po d’aria viziata, tanto con le cave e il traffico è abituata.
Questi i problemini da risolvere. Che poi servano a far passare le auto e i camion del futuro, anche se estinti, non importa.
Avete presente il Canal di Brenta, l’ultimo tratto di Valsugana verso la pianura bassanese, si chiama canale proprio per quanto è stretto, in alcuni tratti un canyon largo solo poche decine di metri dove già passano strade e ferrovia. E avete presente quanto sia già devasta, e avete presente l’urbanizzazione civile, commerciale e industriale attorno a Bassano del Grappa?
Qualsiasi persona di buon senso ormai capisce che questo genere di ’sviluppo’ non può più reggere, quelli che invece progettano queste cose evidentemente no.
Ora che abbiamo distrutto quasi tutto, l’unico sviluppo possibile è la ricostruzione… dell’ambiente.
blog/natura-ambiente-paesaggio




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